Ricordo il mio professore di Lettere delle medie, quel gigante buono che ci leggeva i suoi versi e che, per avvicinarci allo studio della poesia, ci invitava ad “immaginare”, a “parlare per immagini”, a “scavare e  dissotterrare pensieri” per riportare alla luce quel qualcosa di prezioso, di nostro, di unico e irripetibile che si muoveva nei nostri pensieri di ragazzini e ragazzine affamati di vita, pronti a volare sulla luna. Ad occhi sbarrati, guardavamo alle cose. Ed ecco che: le nuvole diventavano draghi dalla schiena increspata; le foglie mosse  dal vento, si libravano come  farfalle in volo; il sole era una palla di fuoco che lanciava coriandoli di luce; i mari, da navigare a caccia di sirene. Ulisse, Penelope, con il suo  telaio tra  fili che si annodano, e poi di notte, al chiarore della luna, quei fili come legami da snodare. Archi, saette e un letto d’ulivo da spostare. Itaca, così distante e così vicina tra gli odori di mirto, ginepro e origano delle vicine colline, oltre il fiume. Una giovane Nausicaa saltellante tra un sasso, un altro e un altro ancora. Itaca, i Greci e la Magna Grecia tanto vicina coi suoi paesaggi aspri di pietra, di roccia e di mare. Argo e i filari di vigne, i fichi e i rovi selvatici dentro i canaloni. Achille ed Ettore. E poi la primavera con i suoi mandorli e le spine gialle su improbabili dune, vicino all’argine di una fiumara sotterrata. La magia delle parole trasformava il nostro vocio scomposto, nell’alzare le mani per dire “io, io, io” anche da parte di  quei compagni riluttanti a mostrarsi, le cui parole erano, spesso, accartocciate dal rossore della vergogna. I muri della classe riempiti di parole, di versi, di immagini, di fogli che ci permettevano di raccontarci come non ci eravamo raccontati mai. Oggi, come allora, la scrittura creativa visiva, a scuola, può diventare un ausilio straordinario nella didattica parallela. Apprendimenti divergenti che danno respiro e fanno crescere. Attraverso la tecnica della  poesia Blackout, della Found e Cut up, si muovono le parole, si riordinano per creare un nuovo significato, nuove ispirazioni. Attraverso la scrittura creativa, visiva, si attuano processi di de-costruzione e costruzione dei gruppi classe, si riformula la didattica frontale abitudinaria capovolgendo e rendendo  gli studenti soggetti attivi. I percorsi esperienziali sottendono ad un approccio pedagogico basato sulla valorizzazione dei talenti e promuovendo l’espressività e la creatività.  La stesura di un blackout poem, promuove l’ascolto e la fiducia in se stessi ed il riconoscimento del valore degli altri, l’ empatia e la  “sintonizzazione emotiva” sul mondo dell’altro: “Il nostro sistema nervoso è costruito per agganciarsi a quello degli altri esseri umani, in modo che possiamo fare esperienza degli altri come se ci trovassimo nella loro stessa pelle” (Stern, 2005, p. 64). L’attività laboratoriale favorisce l’acquisizione di strategie volte a far emergere la creatività latente e far sperimentare il “pensiero divergente”. Tali attività aiutano gli studenti a misurarsi con stili di apprendimento non consueti, a creare un clima favorevole di inclusione scolastica e sociale. L’aula si trasforma divenendo un setting laboratoriale, esperienziale, artistico-educativo nel quale il docente o il professionista formatore  creano uno spazio sereno di ascolto e accettazione incondizionata e non giudicante,  permettendo ai partecipanti di sperimentare la libertà creativa svincolata dal mero “giudizio docimologico”.

Laboratori rappresentativi di alcuni percorsi a scuola

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